Cos’è il comfort food?


Vi è mai capitato di avere una giornata di m*rda? Proprio una di quelle giornate in cui non ve ne va dritta una. Vi siete svegliati con la caldaia in blocco, avete finito il caffè e non avete un paio di pantaloni puliti. Salite in auto e siete in riserva. Arrivate a lavoro ed il vostro parcheggio è occupato. Vi mettete a lavorare ed il wi-fi non funziona. Riempite 4 cartelle di word e vi crasha perdendo tutto. A pranzo state per sedervi davanti al vostro piatto fumante, e lì vi chiama quel cliente a cui proprio non potete non rispondere. Passate il pomeriggio a sclerare su fogli di calcolo o cercando al telefono qualcuno che ha sempre il telefono occupato. Andate a ritirare gli abiti in tintoria e solo quando arrivate a casa vi accorgete che vi hanno dato il completo di qualcun altro e domani avete il Frecciarossa alle 6 per un importante appuntamento di lavoro. Ecco, se dopo una giornata del genere aprite il frigo e quello vi fa l’eco… vi si accende una lampadina con scritto PIZZA. Ordinate la vostra pizza preferita; quella arriva calda, fumante, croccante, profumata e per quei 10 minuti in cui la trangugerete quasi ustionandovi la bocca voi dimenticherete tutti i problemi avuti nella giornata peggiore che abbiate mai avuto: questo è il potere del COMFORT FOOD!

Naturalmente il COMFORT food non è solo la Pizza, il cibo di conforto è quel piatto, quella prodotto che ci scatena la sensazione di appagamento massimo quando siamo seduti a tavola. Spesso il cibo di conforto dipende molto anche dalle proprie esperienze di vita, dai ricordi, dagli insegnamenti di chi ci ha cresciuto. 

Spesso ricolleghiamo il comfort food ad un ricordo felice, una esperienza che ci ha segnato, una parte della propria infanzia. Il cibo infatti oltre a scatenare i nostri sensi ha un potere incredibile con la propria mente, un sapore può trasportarti indietro di anni e farti uscire una lacrimuccia. Il potere del cibo è incredibile. La famosa Madeleine di Proust (a volte anche descritta come sindrome di Proust) è un termine francese che può designare una parte della vita quotidiana, un oggetto, un gesto, un colore e in particolare un sapore o un profumo, che evocano in noi ricordi del passato, come una madeleine al narratore di Alla ricerca del tempo perduto ne Dalla parte di Swann, il primo volume del romanzo di Marcel Proust.

Spesso l’abilità di un cuoco è proprio evocare i sapori d’infanzia. In cucina non si stupisce solo con piatti fantascientifici, frutto di ricerca, tecnologia, destrutturazioni, elucubrazioni fantascientifiche e scopiazzamenti. Spesso colpisce di più il cuoco che fa scattare questa componente del ricordo, anche solo facendo una semplice pasta al pomodoro, con l’amore e la cura con cui ce la preparava mamma.

[Foto: 3 modi diversi di vedere uno spaghetto al pomodoro]

La pasta al pomodoro per noi italiani è un altro esempio fondamentale di comfort food. A mio avviso (e non solo mio) uno dei piatti più semplici e più difficili da fare per un cuoco. Preparando un piatto di pasta al pomodoro per il nostro cliente significa spiegargli quale sia il proprio modo di interpretare un classico che ognuno ricorda in modo molto personale. Questo poi vale per tutto il mondo del cibo da conforto da memoria. 

Abbiamo poi il comfort food che non riguarda il lato emotivo del ricordo ma quello della trasgressione; trasgressione da carboidrati, da zuccheri, da salumi, fritti e chi più ne ha, più ne metta. Poi non è detto che non diventi un ricordo felice o la principale causa di un collasso cardiaco, intanto mette sicuramente una pezza alla giornata di m*rda di cui sopra!

Questo è l’introduzione dell’ennesimo tentativo di scrivere il mio libro di cucina. Un libro delle mie ricette che tanti tra corsisti, followers, clienti ed amici mi chiedono da anni di pubblicare. Ora ho capito in quale chiave postarlo… vediamo se questa volta ci riesco tra un lockdown e qualche tentativo di lavorare.

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