Social Table


Di seguito la traduzione di questa mia intervista per The Web…

Social Table

lo chef Riccardo Carnevali ci spiega quali sono i risvolti della comunicazione social nella ristorazione moderna.

“Il cuoco che comunica a tanti deve stare attento a quello che condivide. La tradizione e la tecnica sono gli argomenti più interessanti, la foto però è tutto!”

Cos’ha portato la cucina sui social?

La cucina, è un argomento che in Italia interessa tutti. Siamo, credo, il popolo che più ne parla; a tavola e fuori. Con l’esplosione di Facebook, Twitter, Instagram, nel giro di una decina d’anni, è stato inevitabile che anche sui social network ci fosse una grande risonanza per la cucina.

Non sto parlando di chi, prima di mangiare, al posto della preghiera alza il telefono e scatta una foto a quello che sta per mangiare, quello spesso è uno scimmiottamento ed è inguardabile.

Portare la propria cucina sui social deve prima di tutto essere consapevolezza. Il cuoco che comunica a tanti deve stare attento a quello che condivide. In Italia ad esempio la tradizione e la tecnica sono gli argomenti più interessanti, la foto però è tutto! Angolazioni, colori, luce, sfondo, messa a fuoco e sfocature ma soprattutto texture e nitidezza dell’immagine.

Cosa spinge uno chef ad essere così presente sui social?

Facebook ma soprattutto Instagram non sono altro che una cassa di risonanza. Un nuovo modo di fare comunicazione. Viviamo in un mondo in cui tutto sta evolvendo in modo velocissimo. I social non devono essere vissuti come qualcosa di alieno, come un male. Sono semplicemente una nuovissima piattaforma di comunicazione diretta. Un tempo, un cuoco per raggiungere così tanta gente doveva sperare di finire in televisione, sul giornale o in qualche mensile che parlasse del suo lavoro. I social network hanno dato lo spazio per auto promuoversi e creare materiale che racconta costantemente il proprio lavoro. Nel mio caso, ad esempio (soprattutto negli ultimi anni) sui miei account personali posto al 90% contenuti food. Creare una community che ti segue per quello che cucini, che prende spunti, chiede consigli, condivide esperimenti, rielabora i tuoi piatti è il fine ultimo. Una forma moderna di pubblicità. 

Quello che una volta si faceva a pagamento sui giornali locali

Sì, più o meno. Purtroppo le notizie onLine hanno diminuito parecchio l’attenzione sulla carta stampata. Con i social ormai si raggiungono migliaia di persone e con 10-15 € di inserzione a pagamento si può portare il post a moltiplicare la sua visibilità in modo da farsi conoscere da più gente possibile. Personalmente lo vedo con le mie date dei corsi di cucina. Basta un’inserzione di 5 – 10 € e le date si riempiono di iscritti.

Tutta questa pubblicità non può rivelarsi un’arma a doppio taglio?

In che senso?

Sui social ci sono sempre più haters (“odiatori” ndr) non ne risentite?

Gli haters sono una vera piaga di internet. Io cerco di evitarli in modo molto semplice. Cerco di usare i social in modo molto asciutto. Spesso si usano i social per urlare al mondo la propria indignazione su qualcosa, si usano per dare la propria personale idea di qualcosa spesso di molto controverso. Più l’argomento è controverso e più haters ci si dedicano. Personalmente non posto MAI nulla di politico ne di controverso sui social. Avere un account Facebook non obbliga nessuno a dover esporre le proprie idee a tutti i costi, anche perché al 99% non interessano a nessuno. Parlare di qualcosa di controverso automaticamente spinge a farsi attaccare da chi la pensa diversamente. Non solo; evito anche di commentare i post di altre persone. Le uniche cose di cui parlo, sono tematiche e problematiche che riguardano il mio lavoro, e anche qui, quando l’argomento è “difficile” anche se molto tecnico, ci si attira subito chi la pensa diversamente, che deve a tutti i costi vomitare veleno.

Ma i social sono la realtà? Non stanno facendo male alle persone?

I social non sono il male. Sono solo utilizzati male. Io vivo i social molto bene perché li uso solo per cose positive e costruttive. Se ci pensiamo, ogni volta che viene introdotto qualcosa di nuovo, si grida subito alla follia di massa. Dalla radio, al Rock&Roll, alla televisione, agli albori di internet, ogni volta che arriva un nuovo fenomeno di massa si grida subito al nuovo anticristo.

Il segreto è capire che i social non sono la vita vera, ma solo una porzione di quella, o a volte proprio una finzione totale. Guardare i social spesso fa aumentare invidie e tristezza. La maggior parte di noi infatti posta solo le proprie immagini migliori, i propri momenti più felici, i viaggi più belli. Di sicuro non posterei mai una foto in cui sto a caricare le attrezzature sul camion alle 2 di notte con 40°C. Non vedere le parti normali, di routine o di sofferenza, fa idealizzare troppo il prossimo, pensando che la vita di qualcuno sia solo momenti felici in filtro SIERRA. Naturalmente non è così. Ce lo dobbiamo sempre ricordare.

Torniamo alla cucina. Quali sono gli account che segue di più?

Beh… non solo quelle dei colleghi. Ci sono tante persone che postano materiale di qualità su Instagram. Non voglio chiamarli foodblogger perché è qualcosa di ancora diverso. Mi piacciono molto anche gli account degli agricoltori, di chi lavora la terra e alleva gli animali, loro sono la nostra risorsa numero uno. Non esisterebbe la cucina italiana senza di loro e senza gli artigiani del cibo, che trasformano la materia prima creando formaggi, salumi, conserve ecc ecc.

Amo molto la semplicità e cerco di postare io stesso qualcosa di semplice che faccia venir voglia di mettersi ai fornelli. Non posto quasi mai piatti complicati perché non sono nel mio stile. La cucina stellata non è la mia ambizione e credo non sia più sostenibile. La maggior parte dei ristoranti stellati devono ricorrere infatti ad altri business per poter sopravvivere.

Abbiamo già migliaia di ricette tipiche, bisogna lavorare con quello, evitando di dimenticare da dove veniamo. Poi naturalmente c’è spazio per tutto, però non dimentichiamo.

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